Festa liturgica Santa Rosalia PDF Stampa E-mail
Scritto da parroco   
Giovedì 31 Agosto 2017 10:32

FESTA LITURGICA DI SANTA ROSALIA

4 settembre

 

 

Dal libro del Prof. Calogero Messina "Dove tutto parla di Santa Rosalia, spicilegio quisquinese"

 

ALLA QUISQUINA LA DAMIGELLA SCOMPARSA!

[…] Continuava Rosalia il suo cammino verso le terre del padre, un viaggio lungo, faticosissimo e pericoloso, lo sapevano tutti e lo sapeva Rosalia, che spesso ne aveva sentito parlare in famiglia.     […] E arrivò un giorno nella tenebrosa Quisquina, che sembrava fatta apposta per la meditazione, per la vita lontana dal mondo, il luogo destinatole da Dio, e vide una grotta: in essa si calò come in un pozzo ed ebbe la sorpresa di trovarsi in un antro oblungo di sette celle, in una delle quali, dalla forma quasi di un triangolo, scoprì un macigno inclinato che sembrava un letto ed era il più asciutto della grotta, e c’era anche un’altra parte dell’antro, fatta di tre celle, delle quali l’ultima la più grande: dieci celle in tutto, come in un romitorio.

In questa fredda, buia caverna decise di chiudersi Rosalia, di fronte al casale di Realtavilla e non lontana dal monastero basiliano di Melia, dove si sarebbe potuta recare per accostarsi ai Sacramenti: forse per questo vi fu chi credette che fosse una monaca basiliana.[…]      Ma chi era in questo mondo S. Rosalia?[…]                 Dall’epigrafe risulta che il padre di Rosalia era appunto dei Sinibaldi e signore dei monti di Quisquina e delle Rose; la madre sarebbe stata Maria Guiscarda, parente di Ruggero II, re dei Normanni. Alcuni antichi biografi fanno discendere la Sanra dalla stirpe di Carlo Magno. Secondo la tradizione Rosalia sarebbe nate nel 1128; ma questa data è stata giustamente contestata, ché, se è vero (come si sa da una ricca tradizione) che Rosalia sia nata regnante Ruggero II che fu incoronato re di Sicilia il 25 dicembre 1130, questa data costituisce il terminus post quem della nascita della Fanciulla. E se è vero che nel 1150 era Damigella di Corte di Margherita di Navarra (una damigella doveva avere come minimo diciotto anni), il 1132 è l’ante quem; Rosalia sarebbe dunque nata fra il 1130 e il 1132. È probabile che il nome sia stato suggerito dal monte delle Rose, posseduto dal padre. Dovette essere educata a Palermo, nel monastero delle Basiliane in S. Maria di Buffiniana nei pressi dell’odierna Porta Nuova.

Rosalia poteva aspirare ad un brillante matrimonio e ad una vita di lusso nella Corte Normanna; Non dovevano certo mancarle i pretendenti; uno di questi sarebbe stato, secondo la tradizione, il conte Boldovino. Ma la Fanciulla sceglie senza esitazione il sacrificio e un giorno arriva nella gelida e tenebrosa grotta della Quisquina, non sappiamo con precisione se direttamente dalla Corte o da qualche solitario soggiorno; secondo alcuni avrebbe visto il suo primo ritiro una grotta che si trova presso Monreale, dove esiste una chiesa dedicata appunto a S. Rosalia.    […]       Quanto tempo abitò Rosalia in quell’orrida caverna?

Sotto l’iscrizione vi sono dei segni che sembrano indicare in caratteri arabi il numero 12,  [...]      Perché Rosalia abbandona la Quisquina? Secondo alcuni perché fu scoperta e non poteva più vivere nell’eletta solitudine. Ma probabilmente un altro fatto indusse Rosalia alla risoluzione. Il 9 marzo 1161 scoppiò a Palermo una rivolta dei conti e baroni siciliani contro il re; allora, regnante Guglielmo I, ai Sinibaldi furono tolti per punizione, i beni; Rosalia veniva così a trovarsi in un territorio che non le apparteneva più. Sarebbe così tornata nella zona di Palermo e si sarebbe avviata al monte pellegrino, terra demaniale. Prima di salire il monte, in ginocchio davanti all’Arcivescovo Ugo, pronunziò, nella cattedrale di Palermo, il voto di clausura. Era la domenica in Albis del 1162.

Come si vede non è impossibile che Rosalia sia stata dodici anni alla Quisquina (1150-1162). Il 4 settembre 1166 si ricorda come data della sua morte, avvenuta sul monte pellegrino.

 

 

L'INVENZIONE DELLA GROTTA DELLA QUISQUINA

 

 

Nel 1624 si costruiva a S.Stefano il nuovo convento dei Domenicani; fra gli operai vi erano Simone Tropiano e Francesco Bongiorno, due muratori Palermitani, che sapevano della scoperta delle reliquie di S.Rosalia  sul monte Pellegrino, in quel febbrile clima di ricerche delle orme della Santa Romita decisero di venire in questi luoghi per cercare la grotta della Quisquina: arrivarono qui un giorno di agosto e presso la grotta trovarono il vecchio altare di pietra abbandonato, in rovina. Tornarono qui un  altro giorno, il 24 agosto, attrezzati di ferro con una ventina di stefanesi, e trovarono fra gli sterpi una piccola a pertura, ma faceva sera ed erano stanchi: dovettero tornare a S.Stefano. Qui vennero ancora un giorno dopo, Domenica, e riuscirono ad arrivare alla celletta in cui videro scolpite sulla pietra delle lettere, che nessuno riuscì a leggere, ma qualcuno  cercò di trascriverle con il carbone di un legno bruciato. Quello stesso giorno Domenica 25 agosto, si era fatta una solennissima supplica nella vicina Bivona, perchè il paese fosse preservato dalla peste, e si era invocata S.Rosalia. La voce della scoperta si diffuse subito fra gli stefanesi e in folla, con i Gesuiti di Bivona accorsero qui il giorno dopo il 26 agosto (lunedì) 1624. Alla luce delle torce si potè leggere: Ego Rosalia Sinibaldi Quisquine et Rosarum Domini filia amore dni mei Jesu Cristi ini hoc antro habitari decrevi.  [...]

Un lungo antro la grotta della Quisquina: dopo l'ingresso la prima cella dov'è scolpita l'epigrafe; seguono la seconda  e lòa terza cella e dopo la quarta, che ha quasi la forma di un triangolo e vi si trova un macigno leggermente  incliinato, a forma di letto, asciutto, diversamente delle altre parti della grotta.[...]

( dal discorso all'Eremo di S.Rosalia alla Quisquina in occasione della visita di Sua Eminenza Ren.ma il Cardinale Salvatore De Giorgi Arcivescovo di Palermo, 3 settembre 2004).

 


Sulla pietra scolpito il perchè della scelta

 

La trascrizione dell'epigrafe della Quisquina inviata ai Bollandisti da Don Giuseppe Emanuele Ventimiglia, Principe di Belmonte, Signore anche di Santo Stefano alla Quisquina

Ultimo aggiornamento Sabato 02 Settembre 2017 18:36
 
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