Santa Rosalia PDF Stampa E-mail
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Sabato 18 Dicembre 2010 09:24

Nella selvaggia foresta del monte Quisquina una damigella della principessa Margherita di Navarra della corte di Guglielmo I volle fissare la sua dimora.

Era l’anno 1150 circa quando Rosalia,figlia di Sinibaldo,signore di Quisquina e delle Rose, lasciò la città di Palermo, le agiatezze della corte per rifugiarsi nell’oscura e fredda grotta della Quisquina.:’per amore del suo signore Gesù Cristo. Il tempo lo trascorreva nella preghiera,nella contemplazione e nel silenzio.  La grotta aveva una stretta apertura in alto che rendeva difficile l’accesso. All’interno c’erano delle celle molto umide, nella prima Rosalia lasciò scalfita con le proprie mani l’epigrafe:”Ego rosalia Sinibaldi quisquine et rosarum domini filia amore Dni mei Jesu Cristi ini hoc antro habitari decreti” Nella quarta cella si trova un grosso macigno a forma di letto, dove la Santa trascorreva le ore della notte. Rosalia probabilmente sarà rimasta in quella grotta per tanti anni. Nella parte bassa dell’epigrafe ci sono dei segni che sembrano indicare il numero 12. Ci si chiede come una fanciulla così giovane riuscisse a vivere in quelle condizioni. Certamente la provvidenza non le ha fatto mancare il necessario: “se il Signore provvede ai fiori dei campi e agli uccelli del cielo che non seminano e non mietono a maggior ragione deve provvedere ai suoi figli”(Dal vangelo di Luca 12).

In seguito Rosalia forse perché scoperta lascerà la Quisquina per rifugiarsi definitivamente nella grotta di monte Pellegrino a Palermo. Il Dies natalis della santa si fa risalire il 4 settembre 1166 circa.

I Normanni in quel tempo andavano a caccia alla Quisquina e nelle altre terre vicine. Il monte Quisquina faceva parlare di Rosalia e così anche il bosco che ha conservato il suo nome. Nelle adiacenze della grotta fu costruito un altare di pietra. Ogni anno,il martedì dopo Pasqua,gli Stefanesi con i sacerdoti del paese andavano in pellegrinaggio alla Quisquina e celebravano la messa. La devozione alla santa si era diffusa dappertutto e tanta gente si recava alla Quisquina per pregare e intercedere dalla santa particolari grazie e benefici spirituali. I prodigi compiuti  non si poterono più contare. Per la protezione della Santa gli Stefanesi furono risparmiati dalla peste. Alle bambine di S.Stefano si dava anche il nome di Rosalia che restava scritto nei registri parrocchiali. Una preziosa testimonianza di tanta devozione e del culto antico lo dimostra una tela del 1464 che si è sempre conservata nella chiesa Madre e riproduce i tre santi protettori del paese: S.Stefano Protomartire, la Madonna della Catena e S.Rosalia con una rosa in mano e  un diadema di rose sulla testa. E’scritto che nella città di Palermo infuriava la peste e tanta gente moriva. La città fu  dichiarata infetta e la gente fuggiva in altre parti. In tutte le chiese della città si pregava il Signore perchè allontanasse quel terribile flagello.

La mattina del 15 luglio 1624, sul monte Pellegrino, furono rinvenute le ossa della Santa. Tale notizia si diffuse dappertutto e quando furono portate in città la peste scomparve. La notizia del rinvenimento delle ossa si diffuse anche a S.Stefano. Due muratori palermitani, che lavoravano nella costruzione del convento di S.Domenico, il 24 agosto 1624  si recarono alla Quisquina e si misero alla ricerca della grotta.

Trovarono i ruderi di un altare e tra gli sterpi una piccola apertura, nella parte superiore era segnata una piccola croce e dopo avere allargato la fessura entrarono nella grotta e cominciarono a pulirla dalle tante incrostazioni. Si accorsero che in un grosso macigno c’erano dei segni simili a delle lettere che non riuscirono a leggere. Essendo giunti a sera dovettero tornare in paese e raccontarono quello che avevano scoperto.  Il giorno successivo i Sacerdoti del paese con i Padri Gesuiti di Bivona e tanta gente si recarono alla Quisquina, entrarono nella grotta e poterono leggere i segni che vi erano stati scalfiti ”Ego Rosalia…..”.Era il testamento spirituale della Santa, scalfito nella dura roccia con le proprie mani.

I sacerdoti con alcuni notabili attestarono quanto era stato scoperto:La grotta  di S.Rosalia e la epigrafe .Era il 25 Agosto 1624. Fu  redatto e sottoscritto un atto che riportava le loro testimonianze.

Gli Stefanesi chiesero all’Arcivescovo di Palermo,Cardinale Doria, le reliquie della Santa che furono donate il 25 settembre 1625.

Collocate in uno splendido busto argenteo,raffigurante la Santa, si conservano nella chiesa Madre di S.Stefano Quisquina in una artistica cappella.

Alla Quisquina, nelle adiacenze della grotta, fu costruita una piccola chiesa. Nel 1693  Francesco Scassi, ricco mercante genovese, con altri compagni si ritirò alla Quisquina costruì delle cellette e diede inizio alla vita eremitica.

Figura eminente fu Antonino Boccolari, nobile modenese, le cui spoglie furono sepolte nella chiesa Madre accanto alla cappella di S. Rosalia

Insigne eremita fu Ignazio Traina, uomo colto e fine architetto. A lui si deve il monumentale Eremo di S.Rosalia con il Santuario,gioiello d’arte, ricco di storia.

Santa Rosalia,dopo la sua morte, fu venerata e la sua fama si diffuse in tanti paesi della Sicilia. I fedeli si recavano in pellegrinaggio alla Quisquina a implorare dalla Santa particolari benefici spirituali.

Nelle memorie scritte nel 1626 da Filippo Maria Guadagni troviamo questo racconto: ”dinanzi alla grotta c’era una vite a forma di pergola,si dice che fosse stata piantata dalla santa, l’uva le serviva da nutrimento. I devoti che andavano alla Quisquina raccoglievano le foglie e tagliavano i rami come fossero delle reliquie. Si dice che ottenevano molte grazie soprattutto quella di essere guariti dalla peste…”

Gli Stefanesi hanno sempre amato e onorato Santa Rosalia fin dai primi tempi quando la santa si rifugiò nella grotta della Quisquina e con grande solennità celebrano la festa della loro patrona  la prima domenica di giugno.

Il martedì successivo il busto argenteo con le reliquie viene portato alla Quisquina in pellegrinaggio. Tutta la comunità di Santo Stefano e dei paesi vicini partecipa invocando e pregando la Santa, molti partecipano a piedi nudi e con i bambini in braccio. Lungo il percorso gruppi di persone  pregano e cantano il rosario di Santa Rosalia:

-A li quattro cantunera

Cci su’quattru beddi altari;

e la musica faciva:

viva santa Rosalia.

-Quant’e’ pura,quant’e’pia

chista Santa Rosalia.

-Quant’e’ pura,quant’e’bedda

Chista Santa Virginedda.

 

La santa,durante tutto il tragitto,viene accompagnata dalla tradizionale cavalcata. Il  pellegrinaggio si conclude all’eremo con la celebrazione della Messa. Le famiglie si disperdono nel bosco per consumare gioiosamente i pasti. Non manca mai la carne che viene arrostita su brace improvvisate.

Per tutta la giornata i pellegrini con tanta devozione visitano la grotta accendono un cero e pregano.

In serata le reliquie di santa Rosalia vengono portate in paese accompagnate da una grande folla. La manifestazione si conclude nella chiesa Madre.

 

O SANTA ROSALIA

Fiore candido e profumato delle nostre montagne,

fulgida stella nel sole della chiesa

che per amore del tuo Signore Gesù Cristo

hai scelto di abitare nell’oscuro antro della Quisquina

ti preghiamo

che sul tuo esempio possiamo crescere

nella fede e vivere nella carità.

Guarda il nostro paese che ti onora

Come Patrona e Protettrice.

Assisti e proteggi le nostre famiglie

E fa che in esse rifulgano le più belle virtù.

Benedici e proteggi tutti coloro che ti invocano

E insegnaci ad amare Gesù.

Amen.

 

 

 

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Ultimo aggiornamento Sabato 15 Gennaio 2011 14:21
 

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