S.Giacinto Giordano Ansalone PDF Stampa E-mail
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Sabato 18 Dicembre 2010 09:25

Particolarmente amato e venerato a S.Stefano è S. Giacinto Giordano Ansalone un santo stefanese, domenicano,missionario e martire di Nagasaki.

Nato a S.Stefano da Vincenzo e Lavinia Ansalone e battezzato nella Chiesa Madre il 1° di novembre del 1598 con il nome di Giacinto, in onore  di un domenicano S.Giacinto un santo polacco di Cracovia che era stato canonizzato quattro anni prima della nascita di S.Giordano.

L’atto di battesimo si conserva nell’archivio della Chiesa madre di S.Stefano.

Non aveva compiuto due anni e Giacinto rimase orfano di sua madre. Dopo avere frequentato i Domenicani del paese natio, fu nel convento di Girgenti, allora casa-noviziato della Provincia di Trinacria, e poi a Palermo, dove  esistevano due conventi domenicani.

Partì per Salamanca in Spagna per perfezionare gli studi. Viene assegnato al convento di Truijllo nella Castiglia per prepararsi a partire come missionario per l’estremo oriente, le Filippine.

Si mette in viaggio a piedi fino a Siviglia. Raggiunge la Città del Messico da dove si imbarca per le Filippine, assieme ad altri religiosi, per la grande avventura missionaria.

Dopo una lunga traversata arriva  nelle Filippine.  Comincia il suo lavoro prima a Cagayan e poi all’ospedale di S.Gabriele di Binondo a Manila. Molto intenso il suo lavoro  tra gli ammalati e i poveri. Di giorno si dedicava al suo lavoro senza risparmiarsi e di notte sostava in preghiera.

In Giappone  c’era una accanita persecuzione contro i cristiani sparsi in quelle isole.  Privati dai loro pastori restavano esposti alla tentazione di cedere dinanzi alla paura delle violenze inflitte ai cristiani.

Scocca l’ora per fra Giordano di lasciare le Filippine per il Giappone. Approfitta di una nave che salpava per il Giappone dove si imbarca, travestito da mercante cinese, assieme a un suo confratello fra Tommaso. Sbarcati  senza difficoltà,  fra Giordano intraprende la sua opera missionaria nelle  isole giapponesi e nei villaggi sperduti tra le montagne.

Infaticabile egli passava da una comunità all’altra, confermando nella fede e incoraggiando gli incerti a non desistere dinanzi alle minacce dei persecutori.

Le fatiche e le privazioni indebolirono fra Giordano che fu colto  da una grave malattia. I suoi confratelli gli consigliarono di tornare nelle Filippine. Allora fra Giordano si rivolse alla Madonna e, per sua  intercessione,  riacquistò la salute. Scrisse una  lettera nella quale aveva chiesto di guarire e  morire martire per Cristo. Si preparò a riprendere la attività missionaria. Il 4 agosto 1634 fu scoperto in compagnia di un suo confratello giapponese, fr. Tommaso Nishi, in una località vicina a Nagasaki e vennero arrestati. Furono sottoposti a processo e, avendo ammesso di essere cristiani e  religiosi, furono  trattati duramente e sottoposti a torture raffinate. Resistettero e allora furono condannati a morte. Appesi ad una forca a testa  in  giù, dentro una fossa di acqua puzzolente. Resistettero per sette giorni. Il 17 novembre del 1634 fr. Giordano da S.Stefano e fr.Tommaso Nishi  morirono, lasciando sulla collina dei martiri a Nagasaki un pugno di cenere e nei cristiani di quelle terre il ricordo del loro martirio e del oro eroismo.

Furono raccolte le testimonianze dei cristiani che assistettero al martirio.  Il processo per la loro beatificazione  ebbe inizio negli anni sessanta, dopo un lungo inspiegabile silenzio.

Il 18 febbraio 1981 il Santo Padre Giovanni Paolo II a Manila ha beatificato il gruppo dei martiri di Nagasaki di cui fa parte Giordano Ansalone.

Il 18 ottobre 1987, nella Piazza S.Pietro a Roma, Giovanni Paolo II ha elevato agli onori dell’altare Giordano Ansalone e compagni martiri.

La festa liturgica si celebra il 19 novembre.

Ultimo aggiornamento Sabato 15 Gennaio 2011 14:25
 

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